Il fascino del non detto
Un paio di giorni fa sono andata al cinema a vedere "Freud - L'ultima analisi". Un paio di volte, se non ricordo male, Freud ribadisce che gli interessa più quello che i suoi pazienti scelgono di non dirgli, che quello che gli viene detto (più o meno).
Riflettendo su questa frase mi sono ritrovata a fare delle associazioni di idee e a pensare quanto, anche nell'esposizione del bonsai, sia più interessante il non detto, l'inespresso, il sottaciuto. Tutto ciò che non è espressamente dichiarato lascia spazio a chi guarda e alla sua immaginazione. Permette all'osservatore di lasciare correre i propri sentimenti, di far emergere i propri ricordi, di costruire la propria storia.
Questo è quello che cerco di fare quando creo un okimono: lasciare qualcosa in sospeso.
Ad esempio, un paio di geta abbandonati in disordine. A chi saranno appartenuti? Dove sarà ora il proprietario? Perché li ha lasciati così? La presenza dell'uomo è tangibile anche nella sua assenza.
Un pellegrino addormentato. Da dove arriverà? Dove si starà recando? Cosa starà sognando?
Una barca leggermente inclinata. Quali domande farà nascere?